Indennità di accompagnamento 2026: importo, requisiti e quanto copre davvero di una badante
Nel 2026 l'indennità di accompagnamento è 551,53 € al mese. Requisiti, come fare domanda all'INPS, IRPEF e ISEE, e quanto copre davvero del costo di una badante.

Nel 2026 l'indennità di accompagnamento è di 551,53 euro al mese, per 12 mensilità, senza tredicesima: 6.618,36 euro l'anno. Non ha limiti di reddito né di età, non dipende dall'ISEE e non si chiede in Comune: la riconosce l'INPS dopo un accertamento sanitario.
Se stai organizzando l'assistenza a un genitore, però, la cifra da sola dice poco. Quello che vuoi sapere è se basta a pagare una badante. No: copre circa un terzo del costo di una convivente assunta in regola. Sotto c'è il conto per intero, e la misura che dopo gli 80 anni cambia davvero i numeri.
Quanto è l'indennità di accompagnamento nel 2026?
551,53 euro al mese, corrisposti per 12 mensilità (niente tredicesima), per un totale di 6.618,36 euro l'anno. Il dato è pubblicato dall'INPS nella scheda ufficiale sull'indennità di accompagnamento agli invalidi civili, aggiornata al 16 luglio 2026.
Anno | Importo mensile | Totale annuo |
|---|---|---|
2025 | 542,02 € | 6.504,24 € |
2026 | 551,53 € | 6.618,36 € |
Occhio a un dettaglio: in giro leggerai spesso 552,57 euro. Non è un refuso, per qualche settimana era il valore corretto. La Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025 aveva fissato l'importo 2026 a 552,57 € nell'Allegato 2 (Tabella M.3), poi il Messaggio INPS n. 628 del 23 febbraio 2026 ha rettificato quelle tabelle. Molti siti sono rimasti fermi alla prima versione. Il valore giusto oggi è 551,53 €.
L'importo si rivaluta a gennaio di ogni anno. Se leggi questa pagina a fine anno, ricontrollalo.
Chi ha diritto all'indennità di accompagnamento?
Servono tutti questi requisiti insieme:
- riconoscimento di invalidità totale e permanente al 100%;
- almeno una di queste due condizioni: impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore, oppure impossibilità di compiere da soli gli atti quotidiani della vita (lavarsi, vestirsi, mangiare) senza assistenza continua;
- cittadinanza italiana; per i cittadini UE, iscrizione anagrafica nel Comune di residenza; per gli extra-UE, permesso di soggiorno di almeno un anno;
- residenza stabile e abituale in Italia.
Quello che non serve è la fonte di metà dei malintesi. L'INPS scrive testualmente che l'indennità spetta "indipendentemente dal reddito personale annuo e dall'età". Non conta la pensione che il tuo genitore già percepisce, non conta il patrimonio, non conta l'ISEE della famiglia. È riconosciuta a titolo della minorazione, non come sostegno al reddito.
Non esiste nemmeno una "tabella delle patologie" che dia automaticamente diritto all'accompagnamento. Conta l'effetto della malattia sull'autonomia della persona, non il nome della diagnosi.
Dopo i 90 anni l'accompagnamento è automatico?
No. A 90 anni non esiste nessuna soglia, nessuna procedura semplificata, nessun importo speciale. Un novantenne fa lo stesso identico percorso di un cinquantenne: certificato medico, domanda, visita della commissione. L'INPS non riconosce niente d'ufficio per anzianità.
Le età che contano sono altre due:
- 67 anni: la pensione di inabilità civile si trasforma in assegno sociale sostitutivo (Circolare INPS 153/2025, §11.3). L'indennità di accompagnamento non cambia, resta 551,53 € come prima.
- 80 anni: è la soglia di accesso alla Prestazione Universale, che può aggiungere circa 850 € al mese. Se sei finito qui cercando "dopo i 90 anni", è questa la cosa che ti serve davvero (dettagli più sotto).
Come si fa domanda all'INPS e quanto tempo ci vuole?
Il percorso classico ha tre passaggi:
- Certificato medico introduttivo. Lo compila il medico (di base o specialista) e lo invia in via telematica all'INPS. È il punto di partenza: senza, non parte niente.
- Domanda amministrativa all'INPS, da abbinare al certificato. Si fa online con SPID, CIE o CNS, oppure tramite un patronato o un'associazione (ANMIC, ENS, UIC, ANFFAS). Nella domanda si inseriscono anche i dati socioeconomici: eventuali ricoveri, attività lavorativa, IBAN, ed eventuale delega alla riscossione a un familiare.
- Visita della commissione medico-legale, al termine della quale viene emesso il verbale di invalidità civile, inviato per raccomandata o PEC e disponibile nella Cassetta postale online del portale INPS.
C'è una novità che semplifica parecchio la vita: con la riforma del d.lgs. 62/2024, in un numero crescente di province il passaggio 2 sparisce. Basta il certificato medico introduttivo e l'accertamento parte da solo. Vale già dal 1° gennaio 2025 a Brescia, Firenze, Forlì-Cesena, Perugia, Sassari, Trieste, Catanzaro, Frosinone e Salerno; dal 30 settembre 2025 anche a Genova, Palermo, Lecce, Alessandria, Vicenza, Macerata, Matera, Isernia e Teramo (l'estensione annunciata comprendeva anche Trento e Aosta, che però non sono gestite dall'INPS); e dal 1° marzo 2026 in altre 40 province, tra cui Milano, Roma, Torino, Bologna, Venezia, Catania, Bergamo, Caserta, Cagliari e Bolzano. Fuori da queste province la procedura vecchia resta valida fino al 31 dicembre 2026.
Sui tempi: l'INPS indica 45 giorni per la liquidazione, calcolati dalla presentazione della domanda di pagamento completa di tutti i dati obbligatori. Nella pratica, tra certificato, visita e liquidazione passano mesi.
Da quando decorre? E gli arretrati?
L'indennità decorre dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda (o, in casi particolari, dalla data indicata nel verbale dalla commissione sanitaria). Rileggila, perché è il punto che fa perdere soldi alle famiglie: la decorrenza è agganciata alla domanda, non alla visita né al pagamento. I mesi che passano da lì alla liquidazione ti vengono riconosciuti come arretrati.
Quindi presentarla subito non costa niente e sposta indietro la decorrenza. Aspettare "di vedere come va" costa 551,53 € per ogni mese di attesa.
Se la domanda viene respinta, la strada è il ricorso, che passa da un accertamento tecnico preventivo davanti al giudice. È il momento in cui un patronato o un legale servono davvero: un diniego dovuto a documentazione medica incompleta si affronta diversamente da un diniego di merito.
Quali sono gli obblighi di chi riceve l'indennità?
Su questo girano parecchie convinzioni sbagliate, e generano ansia inutile.
Quello che si sente dire | Come stanno le cose |
|---|---|
"Va spesa per forza per un'assistente" | L'indennità è corrisposta a titolo della minorazione, non come rimborso di spese documentate. Non c'è un vincolo di destinazione. |
"Bisogna rendicontare all'INPS come si spende" | Nessun obbligo di rendicontazione previsto dalla scheda INPS. |
"Va nominato un accompagnatore ufficiale" | Non esiste una figura formale da designare. Il beneficiario è la persona invalida, non chi la assiste. |
"Se assumo una badante devo dirlo all'INPS" | Non ai fini dell'indennità. (Ai fini dell'assunzione sì, ovviamente: la comunicazione INPS va fatta entro le 24 del giorno prima dell'inizio del rapporto.) |
Un punto delicato però c'è, ed è la titolarità delle somme. Nella domanda si può indicare una delega alla riscossione a favore di un terzo, tipicamente un figlio, ma delega non significa proprietà: i soldi restano del beneficiario. E se c'è un amministratore di sostegno o un tutore, la rendicontazione va fatta al giudice tutelare, non all'INPS.
Il vincolo di destinazione esiste in un caso solo, la Prestazione Universale, e lo vedi più sotto.
L'indennità fa reddito? Entra nell'ISEE?
Sono due domande diverse, e in giro vengono confuse spesso.
No all'IRPEF. L'indennità non è soggetta a imposta sul reddito e non va indicata in dichiarazione. Non è prassi, è scritto in una norma: l'articolo 34, comma 3 del DPR 601/1973 stabilisce che "i sussidi corrisposti dallo Stato e da altri enti pubblici a titolo assistenziale sono esenti dall'imposta sul reddito delle persone fisiche", e l'Agenzia delle Entrate include l'indennità di accompagnamento tra i redditi esenti nelle istruzioni dichiarative.
Sull'ISEE la risposta è più precisa di come la trovi scritta in giro. Non è vero che "l'accompagnamento non conta mai": conta il fatto che sia esente IRPEF. L'articolo 4, comma 2, lettera f) del DPCM 159/2013 fa rientrare nel reddito i trattamenti assistenziali e indennitari, esclusi quelli percepiti in ragione della condizione di disabilità "laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini dell'IRPEF". È una catena: esente IRPEF, quindi fuori dal reddito ISEE.
Un caso però va isolato. L'ISEE socio-sanitario ha regole di calcolo sue, ed è proprio quello che serve per le prestazioni di assistenza domiciliare e residenziale. Se da questa risposta dipende l'accesso a un servizio (una retta agevolata, un contributo comunale), fattelo confermare dal CAF o dal patronato che ti compila la DSU sulla tua situazione. Sono cinque minuti che ti evitano di costruire un piano su un presupposto sbagliato.
Quanto costa davvero una badante in regola nel 2026?
Più di quanto pensi, perché la paga è solo una delle voci. Questo è il conto di una badante convivente inquadrata al livello C super (assistenza a persona non autosufficiente, senza attestato di formazione), 54 ore settimanali: il caso più frequente quando si assiste un genitore in casa.
Voce | €/mese |
|---|---|
Retribuzione minima CCNL, livello CS convivente | 1.193,84 |
Vitto e alloggio (valore convenzionale, 6,66 €/giorno) | 199,80 |
Rateo tredicesima | 116,14 |
Accantonamento TFR | 111,84 |
Contributi INPS (quota datore) + Cas.sa.Colf | ~227 |
Costo totale | ~1.849 € |
di cui in denaro, se vitto e alloggio sono forniti in natura | ~1.649 € |
Valori 2026: minimi da tabelle CCNL lavoro domestico (rinnovo del 28 ottobre 2025, tabelle approvate l'11 febbraio 2026), contributi da Circolare INPS n. 9 del 3 febbraio 2026. È una stima sui minimi contrattuali: sul mercato reale si paga spesso qualcosa in più, e le maggiorazioni per lavoro notturno o festivo si sommano.
Online trovi cifre diverse (chi dice 1.645 €, chi 1.758 €) quasi sempre per un motivo solo: il trattamento di vitto e alloggio. Se la badante vive in casa e mangia con la famiglia, quei 199,80 € non escono dal conto corrente, ma fanno comunque parte della retribuzione e finiscono nella base di calcolo di tredicesima e TFR.
Le voci che sorprendono di più chi assume per la prima volta sono le ultime tre: tredicesima, TFR e contributi trimestrali (scadenza: entro il 10 del mese successivo al trimestre, quindi aprile, luglio, ottobre e gennaio, con slittamento al primo giorno lavorativo se cade di sabato o festivo, come nel 2026 per la rata di ottobre). Non sono opzionali, e non si "sistemano a fine anno".
L'indennità di accompagnamento basta a pagare la badante?
No: copre circa un terzo.
Mese | Anno | |
|---|---|---|
Indennità di accompagnamento 2026 | 551,53 € | 6.618,36 € |
Costo badante convivente CS in regola | 1.649 – 1.849 € | 19.788 – 22.188 € |
Copertura dell'indennità | 29% – 33% | 29% – 33% |
Resta a carico della famiglia | 1.097 – 1.297 € | 13.170 – 15.570 € |
L'indennità paga tra tre mesi e mezzo e quattro mesi di badante su dodici. Un aiuto sostanziale, non la soluzione. Chi ti racconta che "l'accompagnamento paga la badante" non ha fatto il conto.
Meglio saperlo prima di firmare il contratto che a dicembre, quando arriva la tredicesima. L'assistenza a un genitore non autosufficiente è una spesa strutturale da 13.000-15.500 € l'anno, su cui di solito si ragiona anche con i fratelli. Il numero cambia parecchio se la badante lavora a ore invece che in convivenza.
Quali agevolazioni fiscali esistono per chi assume una badante?
Due, e sono cumulabili tra loro (Agenzia delle Entrate):
1. Detrazione del 19% per addetti all'assistenza personale. Si applica alle spese per l'assistenza a persone non autosufficienti, su un massimo di 2.100 € di spesa: al massimo 399 € l'anno di detrazione. Condizioni: reddito complessivo del contribuente non superiore a 40.000 €, non autosufficienza risultante da certificazione medica, pagamenti tracciabili e ricevuta firmata dall'addetto. Spetta anche se il familiare assistito non è fiscalmente a carico. Attenzione al doppio limite: 2.100 € è il massimo per contribuente, e se più contribuenti sostengono la spesa per lo stesso assistito quel tetto va ripartito tra loro. Con tre figli che pagano per lo stesso genitore valgono entrambe le regole, quindi il massimale non si moltiplica per tre.
2. Deduzione dei contributi previdenziali. I contributi obbligatori versati per la badante, per la quota a carico del datore di lavoro, sono deducibili dal reddito fino a 1.549,37 € l'anno. Il risparmio dipende dalla tua aliquota marginale: con gli scaglioni IRPEF 2026 (23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 €, 43% oltre) siamo indicativamente tra 350 e 660 €.
Messe insieme valgono circa 750-910 € l'anno, e non si sommano ai massimi: l'aliquota del 43% che rende più ricca la deduzione è la stessa che ti fa superare il tetto di 40.000 € della detrazione. Utili, ma non spostano l'ordine di grandezza: la copertura sale dal 29-33% a circa il 33-38%.
Cos'è la Prestazione Universale e quando conviene chiederla?
Quasi nessuno la collega all'accompagnamento, e per una famiglia con un genitore molto anziano vale più di tutte le agevolazioni fiscali messe insieme.
La Prestazione Universale (INPS, Decreto Anziani) è una misura sperimentale introdotta dall'art. 34 del d.lgs. 29/2024, in vigore dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026. È composta da due pezzi: Per requisiti, domanda e differenze rispetto al bonus caregiver, leggi anche la guida a bonus anziani e bonus caregiver 2026.
- una quota fissa, che è l'indennità di accompagnamento che già percepisci;
- una quota integrativa ("assegno di assistenza") di circa 850 € al mese, nei limiti delle risorse stanziate.
Requisiti: almeno 80 anni, bisogno assistenziale gravissimo (secondo i criteri del DM 155/2024), ISEE socio-sanitario non superiore a 6.000 €, essere già titolari dell'indennità di accompagnamento e non essere ricoverati in struttura.
La quota integrativa è vincolata. Va usata, in alternativa, per retribuire lavoratori domestici con regolare contratto di lavoro oppure per acquistare servizi di assistenza da imprese o professionisti qualificati. Se non la usi così, decade (come decade se cessa l'accompagnamento, se l'ISEE supera i 6.000 € o in caso di ricovero in RSA).
Con questa il conto cambia sul serio:
Mese | |
|---|---|
Indennità di accompagnamento | 551,53 € |
Quota integrativa Prestazione Universale | ~850 € |
Totale | ~1.401 € |
Copertura del costo badante | ~76% – 85% |
È una sperimentazione che scade il 31 dicembre 2026. Se i requisiti ci sono, muoviti ora e non "dopo l'estate". Ed è l'unico caso in cui lo Stato ti chiede espressamente di assumere con un contratto regolare, quindi busta paga mensile, contributi trimestrali e Certificazione Unica a fine anno diventano condizioni per non perdere il beneficio.
Accompagnamento, legge 104 e invalidità civile: che differenza c'è?
Sono tre cose diverse che spesso arrivano insieme dallo stesso verbale.
- Invalidità civile: la valutazione della riduzione di capacità, espressa in percentuale. Dà accesso a pensioni e assegni con limiti di reddito.
- Legge 104/1992: riconosce lo stato di handicap. Non dà soldi, dà diritti: i permessi retribuiti per chi assiste un familiare e alcune agevolazioni fiscali.
- Indennità di accompagnamento: una somma di denaro legata all'impossibilità di deambulare o di compiere gli atti quotidiani, senza limiti di reddito né di età.
Si sommano. Si può avere il 100% di invalidità, la 104 in stato di gravità e l'accompagnamento tutti insieme. L'indennità è anche cumulabile con la pensione di inabilità civile e compatibile con l'attività lavorativa del beneficiario.
Si perde l'indennità se il genitore va in RSA o in ospedale?
Dipende da chi paga. Il pagamento viene sospeso in caso di ricovero a totale carico dello Stato per oltre 29 giorni. Se la retta la paga la famiglia, anche solo in parte, l'indennità continua.
Altre incompatibilità da conoscere: l'indennità non è cumulabile con prestazioni analoghe per causa di guerra, lavoro o servizio (si sceglie il trattamento più favorevole). Indennità di comunicazione e accompagnamento per cieco assoluto si cumulano solo in caso di minorazioni distinte.
Cosa succede all'indennità dopo la morte del titolare?
L'erogazione cessa con il decesso. Gli arretrati eventualmente maturati e non ancora liquidati rientrano invece nella successione e possono essere richiesti dagli eredi, con la documentazione che attesta la qualità di erede. Si fa in patronato, e conviene non lasciarla lì per mesi.
Cosa fare dopo: assumere la badante in regola, senza perderci la testa
Ottenuta l'indennità, quasi tutte le famiglie si trovano davanti allo stesso passo: assumere qualcuno. Gli adempimenti minimi sono quattro.
- Comunicazione di assunzione all'INPS entro le ore 24 del giorno precedente l'inizio del rapporto.
- Lettera di assunzione con livello CCNL, orario, retribuzione, vitto e alloggio.
- Busta paga ogni mese e contributi ogni trimestre (entro il 10 di aprile, luglio, ottobre e gennaio, con slittamento se la data cade di sabato o festivo).
- Certificazione Unica (CU) a fine anno per la lavoratrice, più i documenti che ti servono per detrazione e deduzione.
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Domande frequenti
L'indennità di accompagnamento spetta anche se il mio genitore ha già la pensione?
Sì. Non ci sono limiti di reddito ed è cumulabile con la pensione, anche con quella di inabilità civile.
Si può lavorare percependo l'indennità?
Sì. L'INPS indica espressamente la compatibilità con l'attività lavorativa, dipendente o autonoma.
Va rinnovata ogni anno?
No. Se il verbale prevede una revisione, l'INPS convoca a visita; in attesa della revisione si conservano i diritti acquisiti (art. 25 c. 6-bis del d.l. 90/2014). L'esclusione dalle visite di revisione non dipende dall'avere l'accompagnamento: riguarda le patologie stabilizzate o ingravescenti elencate nel DM 2 agosto 2007, che le commissioni medico-legali devono individuare proprio per evitare la revisione (Circolare INPS 10/2015).
Quali patologie danno diritto all'accompagnamento?
Nessun elenco chiuso. Conta la perdita di autonomia (deambulazione o atti quotidiani della vita), non la diagnosi in sé.
Posso farmi accreditare l'indennità sul mio conto?
Si può indicare una delega alla riscossione a favore di un terzo, ma le somme restano di proprietà del beneficiario.
Guida informativa aggiornata a luglio 2026, con dati INPS, CCNL lavoro domestico e Agenzia delle Entrate. Non sostituisce una consulenza sul caso specifico: per la tua situazione verifica con un patronato, un CAF o un consulente del lavoro.
